Dall’Anno Accademico 2001-2002 lavoro nel gruppo di autovalutazione del C.d.S. in Economia delle Imprese e dei Mercati della Facoltà di Economia di Roma Tre. Il gruppo di autovalutazione è un soggetto istituito tra tutti i 270 C.d.S. coinvolti nel progetto CampusOne della Conferenza dei Rettori delle Università Italiane, la Crui. CampusOne ha finanziato per il triennio 2001/2004 centinaia di progetti volti ad agevolare la transizione dell’università italiana verso il sistema di lauree triennali e verso una maggiore contiguità con il mondo del lavoro. Tra gli obiettivi che il Governo assegnò a CampusOne vi era quello di sperimentare procedure di valutazione della qualità dei corsi di Laurea. In collaborazione con l’allora MIUR e il Comitato Nazionale per la Valutazione del Sistema Universitario, CNVSU, la Crui ideò un modello di valutazione originale (ma di derivazione ISO 9000). In questo triennio ho avuto modo di leggere i rapporti di autovalutazione dei C.d.S. di Roma Tre e degli Atenei che hanno deciso di renderli pubblici su internet. Ho inoltre partecipato ai corsi di formazione per autovalutatori organizzati dalla Crui avendo modo di confrontarmi con docenti di numerosi e differenti contesti accademici. Le riflessioni che propongo in questo scritto non faranno riferimento e non vanno riferite al mio o ad altri C.d.S. Il ragionamento circa i punti di forza e di debolezza dell’applicazione del modello di valutazione, ambiscono ad essere valide per l’intero contesto dell’università pubblica italiana e non solo per le realtà osservate direttamente. L’importanza dell’istituzione che ha promosso questo strumento (la Crui, in collaborazione con il MIUR e il CNVSU) e l’ampiezza del campione di università e C.d.S. che ha terminato la sperimentazione triennale di autovalutazione mi spingono a voler analizzare questo fenomeno con le categorie del neo-istituzionalismo: penso in particolare all’isomorfismo istituzionale. Mi interrogherò sulle conseguenze di una così decisa introduzione non tanto del sistema di valutazione quanto piuttosto della visione, dei requisiti minimi e delle soluzioni organizzative che esso sottende. Mi chiedo se questo modello sia adatto a tutte le realtà locali del sistema universitario italiano. Mi ripropongo di indagare in futuro questo aspetto per verificare se l’effetto isomorfico istituzionale di tipo coercitivo che i 270 C.d.S. hanno vissuto nel triennio di sperimentazione continuerà a manifestarsi, magari sotto forma normativa o mimetica in futuro; cioè al termine della fase durante la quale la Crui ha imposto l’uso del suo standard.
La valutazione dei Corsi di Studio, organizzare il C.d.S
BERNARDI A
2005-01-01
Abstract
Dall’Anno Accademico 2001-2002 lavoro nel gruppo di autovalutazione del C.d.S. in Economia delle Imprese e dei Mercati della Facoltà di Economia di Roma Tre. Il gruppo di autovalutazione è un soggetto istituito tra tutti i 270 C.d.S. coinvolti nel progetto CampusOne della Conferenza dei Rettori delle Università Italiane, la Crui. CampusOne ha finanziato per il triennio 2001/2004 centinaia di progetti volti ad agevolare la transizione dell’università italiana verso il sistema di lauree triennali e verso una maggiore contiguità con il mondo del lavoro. Tra gli obiettivi che il Governo assegnò a CampusOne vi era quello di sperimentare procedure di valutazione della qualità dei corsi di Laurea. In collaborazione con l’allora MIUR e il Comitato Nazionale per la Valutazione del Sistema Universitario, CNVSU, la Crui ideò un modello di valutazione originale (ma di derivazione ISO 9000). In questo triennio ho avuto modo di leggere i rapporti di autovalutazione dei C.d.S. di Roma Tre e degli Atenei che hanno deciso di renderli pubblici su internet. Ho inoltre partecipato ai corsi di formazione per autovalutatori organizzati dalla Crui avendo modo di confrontarmi con docenti di numerosi e differenti contesti accademici. Le riflessioni che propongo in questo scritto non faranno riferimento e non vanno riferite al mio o ad altri C.d.S. Il ragionamento circa i punti di forza e di debolezza dell’applicazione del modello di valutazione, ambiscono ad essere valide per l’intero contesto dell’università pubblica italiana e non solo per le realtà osservate direttamente. L’importanza dell’istituzione che ha promosso questo strumento (la Crui, in collaborazione con il MIUR e il CNVSU) e l’ampiezza del campione di università e C.d.S. che ha terminato la sperimentazione triennale di autovalutazione mi spingono a voler analizzare questo fenomeno con le categorie del neo-istituzionalismo: penso in particolare all’isomorfismo istituzionale. Mi interrogherò sulle conseguenze di una così decisa introduzione non tanto del sistema di valutazione quanto piuttosto della visione, dei requisiti minimi e delle soluzioni organizzative che esso sottende. Mi chiedo se questo modello sia adatto a tutte le realtà locali del sistema universitario italiano. Mi ripropongo di indagare in futuro questo aspetto per verificare se l’effetto isomorfico istituzionale di tipo coercitivo che i 270 C.d.S. hanno vissuto nel triennio di sperimentazione continuerà a manifestarsi, magari sotto forma normativa o mimetica in futuro; cioè al termine della fase durante la quale la Crui ha imposto l’uso del suo standard.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.
