Italy’s alignment with the system of alliances centered on friendship with the United States of America and on belonging to NATO and the EU has represented in the recent history of our country - with a few exceptions - a line of continuity in our foreign policy, including security and defense policies. In particular, this political imprint meant that Italy joined the US, NATO and EU-led military initiatives almost automatically, even in cases where (consider, for example, Libya in 2011) the national interest could suggest different choices. Pressure from the main allies and limited reflection on the concept of national interest could appear as two of the main factors that do not determine an "autonomous" positioning of Italy in foreign policy, especially regarding the use of military means in international crises and areas of strategic interest. Considering a country such as Turkey, which shares at least part of its interests with ours in the Euro-Mediterranean region, and which positions itself as a medium regional power, located in a strategic position on between East and West, we observe how the Ankara's approach follows completely different logics. Net of the necessary geographical and contextual adaptations, Italy and Turkey have some common traits: both appear to be extremely contestable territories which, if not sufficiently capable of exploiting the advantages of their position, could be subservient - from the East or the West - to the interests of others that can collide with them. Focusing on the use of the military means, whereas an extremely prudent approach is observed for Italy, a sort of "participatory strategy" followed since the end of the Second World War and which has made the country one of the most faithful partners of the international organisations to which it belongs, Turkey pursues a foreign policy that is at times unscrupulous and reckless, but absolutely autonomous, despite its adherence to the Atlantic Alliance. These differences become clearly visible in the sphere of security and defense, and above all in the already mentioned dimension of the use of military instruments. Both countries enjoy the advantages and suffer from the disadvantages of their respective choices and “non-choices”.

L’ancoraggio al sistema di alleanze centrato sull’amicizia con gli Stati Uniti d’America e sul radicamento nella NATO e nella UE ha rappresentato nella storia recente del nostro Paese – con poche sfumature diverse – una linea di continuità nella nostra politica estera, riflettendosi anche nelle politiche di sicurezza e difesa. In particolare, tale impronta politica ha fatto sì che l’Italia aderisse alle iniziative militari a guida USA, NATO e UE quasi in maniera automatica, anche in casi in cui (si pensi, ad esempio, alla Libia 2011) l’interesse nazionale poteva prefigurare scelte differenti. Pressioni dei principali alleati e limitata riflessione sul concetto di interesse nazionale potrebbero apparire come due dei principali fattori che non determinano un posizionamento “autonomo” dell’Italia nelle scelte di politica estera e soprattutto nella dimensione dell’impiego dello strumento militare nelle crisi internazionali e nei quadranti di interesse strategico. In un parallelismo con un Paese quale la Turchia che condivide con il nostro almeno parte dei propri interessi nella regione euro-mediterranea, e che si colloca quale media potenza regionale, situata in posizione strategica sul mare tra Oriente e Occidente, si osserva come l’approccio di Ankara segue logiche del tutto diverse dalle nostre. Al netto dei dovuti adattamenti geografici e di contesto, Italia e Turchia hanno alcuni tratti comuni: entrambe appaiono come territori estremamente contendibili che, se non sufficientemente abili a sfruttare i vantaggi della propria posizione potrebbero essere asserviti – da Est o da Ovest – a interessi altrui che possono collidere coi loro. Se – focalizzandosi ancora sull’impiego dello strumento militare – per l’Italia si osserva un approccio estremamente prudente, una sorta di “strategia partecipativa” seguita fin dalla fine del Secondo conflitto mondiale e che ha fatto del Paese un partner tra i più fedeli delle organizzazioni internazionali di cui fa parte, la Turchia, all’esatto opposto, porta avanti una politica estera a tratti diplomaticamente irriverente, ma assolutamente autonoma, nonostante la sua aderenza all’Alleanza Atlantica. Tali differenze diventano estremamente visibili nella sfera della sicurezza e difesa, e soprattutto nella già richiamata dimensione dell’impiego dello strumento militare. Entrambi i Paesi godono dei vantaggi e subiscono gli svantaggi delle rispettive scelte e “non scelte”.

Da Roma ad Ankara. Il rapporto tra la politica delle alleanze e l'autonomia delle scelte di politica militare in aree di crisi: studio comparato tra l'approccio italiano e quello turco

Marcuzzi S
2024-01-01

Abstract

Italy’s alignment with the system of alliances centered on friendship with the United States of America and on belonging to NATO and the EU has represented in the recent history of our country - with a few exceptions - a line of continuity in our foreign policy, including security and defense policies. In particular, this political imprint meant that Italy joined the US, NATO and EU-led military initiatives almost automatically, even in cases where (consider, for example, Libya in 2011) the national interest could suggest different choices. Pressure from the main allies and limited reflection on the concept of national interest could appear as two of the main factors that do not determine an "autonomous" positioning of Italy in foreign policy, especially regarding the use of military means in international crises and areas of strategic interest. Considering a country such as Turkey, which shares at least part of its interests with ours in the Euro-Mediterranean region, and which positions itself as a medium regional power, located in a strategic position on between East and West, we observe how the Ankara's approach follows completely different logics. Net of the necessary geographical and contextual adaptations, Italy and Turkey have some common traits: both appear to be extremely contestable territories which, if not sufficiently capable of exploiting the advantages of their position, could be subservient - from the East or the West - to the interests of others that can collide with them. Focusing on the use of the military means, whereas an extremely prudent approach is observed for Italy, a sort of "participatory strategy" followed since the end of the Second World War and which has made the country one of the most faithful partners of the international organisations to which it belongs, Turkey pursues a foreign policy that is at times unscrupulous and reckless, but absolutely autonomous, despite its adherence to the Atlantic Alliance. These differences become clearly visible in the sphere of security and defense, and above all in the already mentioned dimension of the use of military instruments. Both countries enjoy the advantages and suffer from the disadvantages of their respective choices and “non-choices”.
2024
979-12-5515-115-9
L’ancoraggio al sistema di alleanze centrato sull’amicizia con gli Stati Uniti d’America e sul radicamento nella NATO e nella UE ha rappresentato nella storia recente del nostro Paese – con poche sfumature diverse – una linea di continuità nella nostra politica estera, riflettendosi anche nelle politiche di sicurezza e difesa. In particolare, tale impronta politica ha fatto sì che l’Italia aderisse alle iniziative militari a guida USA, NATO e UE quasi in maniera automatica, anche in casi in cui (si pensi, ad esempio, alla Libia 2011) l’interesse nazionale poteva prefigurare scelte differenti. Pressioni dei principali alleati e limitata riflessione sul concetto di interesse nazionale potrebbero apparire come due dei principali fattori che non determinano un posizionamento “autonomo” dell’Italia nelle scelte di politica estera e soprattutto nella dimensione dell’impiego dello strumento militare nelle crisi internazionali e nei quadranti di interesse strategico. In un parallelismo con un Paese quale la Turchia che condivide con il nostro almeno parte dei propri interessi nella regione euro-mediterranea, e che si colloca quale media potenza regionale, situata in posizione strategica sul mare tra Oriente e Occidente, si osserva come l’approccio di Ankara segue logiche del tutto diverse dalle nostre. Al netto dei dovuti adattamenti geografici e di contesto, Italia e Turchia hanno alcuni tratti comuni: entrambe appaiono come territori estremamente contendibili che, se non sufficientemente abili a sfruttare i vantaggi della propria posizione potrebbero essere asserviti – da Est o da Ovest – a interessi altrui che possono collidere coi loro. Se – focalizzandosi ancora sull’impiego dello strumento militare – per l’Italia si osserva un approccio estremamente prudente, una sorta di “strategia partecipativa” seguita fin dalla fine del Secondo conflitto mondiale e che ha fatto del Paese un partner tra i più fedeli delle organizzazioni internazionali di cui fa parte, la Turchia, all’esatto opposto, porta avanti una politica estera a tratti diplomaticamente irriverente, ma assolutamente autonoma, nonostante la sua aderenza all’Alleanza Atlantica. Tali differenze diventano estremamente visibili nella sfera della sicurezza e difesa, e soprattutto nella già richiamata dimensione dell’impiego dello strumento militare. Entrambi i Paesi godono dei vantaggi e subiscono gli svantaggi delle rispettive scelte e “non scelte”.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.14252/1043
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